Quando si stipula un contratto di polizza, sia in ambito privato che aziendalea, ci si imbatte quasi sempre in termini tecnici fondamentali per comprendere l’effettivo rimborso in caso di sinistro. Uno dei concetti più importanti è la franchigia, una clausola contrattuale che stabilisce la quota di danno che rimane a carico dell’assicurato.
Conoscere esattamente cos’è e come incide sul premio della polizza consente di valutare le offerte con maggiore consapevolezza e scegliere le coperture più adatte alle proprie esigenze.
Cos’è la franchigia in un contratto assicurativo
La franchigia è l’importo minimo stabilito in fase contrattuale che, al verificarsi di un sinistro, non viene risarcito dalla compagnia assicurativa ma resta a carico del contraente. Per una visione completa sulle varie tipologie di polizze e sulle loro condizioni operative, puoi consultare la nostra panoramica sui tipi di assicurazioni.
In sostanza, la funzione della franchigia è duplice: da un lato responsabilizza l’assicurato nell’evitare piccoli danni per disattenzione, dall’altro permette alla compagnia di ridurre i costi di gestione delle pratiche per importi irrisori. Questo meccanismo consente di offrire premi assicurativi più contenuti rispetto a una copertura totale priva di franchigie.
Come funziona la franchigia: un esempio pratico
Per capire come funziona la franchigia assicurativa con un esempio pratico, ipotizziamo il caso di una copertura con una franchigia di 200 euro a fronte di un sinistro che causa un danno quantificato in 1.000 euro:
- la compagnia risarcirà 800 euro;
- i restanti 200 euro saranno a carico dell’assicurato.
Nel caso in cui il danno subito sia pari o inferiore a 200 euro (ad esempio un piccolo graffio da 150 euro), la compagnia non liquiderà alcun indennizzo e l’intera spesa rientrerà sotto la responsabilità del proprietario del veicolo. È una dinamica molto comune, ad esempio, nelle tutele per la mobilità privata e nell’ambito della RC Auto.
Franchigia assoluta e franchigia relativa
Nei contratti assicurativi esistono due tipologie principali di franchigia:
- franchigia assoluta (o fissa) – è la forma più diffusa e prevede che l’importo stabilito in contratto venga sempre detratto dal risarcimento complessivo, a prescindere dall’entità del danno subito;
- franchigia relativa – prevede che la compagnia risarcisca integralmente il danno nel caso in cui questo superi la soglia stabilita in polizza. Se il danno supera la soglia, l’assicurazione copre il 100% del danno senza alcuna trattenuta.
Franchigia e scoperto: le differenze
Molto spesso si tende a confondere franchigia e scoperto, ma si tratta di due clausole ben distinte che incidono in modo diverso sulla liquidazione del danno.
Mentre la franchigia è un importo fisso predeterminato espresso in cifra tonda (es. 250 euro), lo scoperto assicurazione è una percentuale calcolata sull’ammontare del danno effettivo (es. il 10%). Di conseguenza, mentre con la franchigia si conosce in anticipo l’importo massimo a proprio carico, con lo scoperto la somma finale da sborsare varierà in proporzione alla gravità dell’evento. Questa combinazione viene comunemente applicata in garanzie complesse, come spiegato nella guida su cosa copre la polizza Kasko.
Franchigia e massimale: non sono la stessa cosa
È fondamentale non confondere la franchigia con il massimale della polizza. Se la franchigia determina la soglia minima al di sotto della quale la compagnia non interviene, il massimale rappresenta invece la cifra massima erogabile dall’assicurazione a seguito di un sinistro. Per comprendere in dettaglio la differenza e come calcolare la cifra ideale per la tua tutela, puoi leggere il nostro articolo approfondito su cos’è il massimale assicurativo e come funziona.
